Ciro Menotti (Italian Wikipedia)

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  • Atto Vannucci I martiri della libertà italiana dal 1794 al 1848 Ciro Menotti LIII pag. 8
  • “LII Nuove vittime del Duca di Modena e Reggio. Dopo le prigioni e le forche romane vengono le prigioni e le forche di Modena. Il tirannuccio di Modena, il novello Giosué di casa d'Este, fa il paladino della Santa Alleanza, di cui è cappellano il tiranno gran sacerdote di Roma. Dopo i travagli che il Ducato di Modena e Reggio ebbe a soffrire per i processi e per le condanne dell'anno 1821, non finì il martirio degli uomini ch'ebbero la sciagura di vivere in quelle infelici contrade. Arresti e torture continue; una parola, un sospetto bastavano a condurre un onest'uomo in galera. Su tutti pesava ferrea la mano del Duca. Il quale non contento delle fiere sentenze già date, per tirare altrui nella rete, ai 20 maggio 1826 mise fuori un atto d'indulto in cui prometteva impunità a chi si presentasse a confessare di aver fatto parte di società segrete. E rivelasse i nomi dei complici. Tentò di mettere in onore la delazione o di innalzare a virtù il tradimento.” Fonte: Atto Vannucci I martiri della libertà italiana dal 1794 al 1848 - volume terzo e ultimo pag. 1 LII Ciro Menotti tipografia Bertolotti & C. 1880 sesta edizione Milano
  • alle 5, 15 antimeridiane del 26 maggio 1831 Carissima moglie, La tua virtù e la tua religione siano teco, e ti assistano nel ricevere che farai questo mio foglio. Sono le ultime parole dell'infelice tuo Ciro. Egli ti rivedrà in più beato soggiorno. Vivi ai figli e fa' loro anche da padre; ne hai tutti i requisiti. Il supremo amoroso comando che impongo al tuo cuore è quello di non abbandonarti al dolore. Studia di vincerlo, e pensa chi è che te lo suggerisce e consiglia. Non resterai che orbata di un corpo che pur doveva soggiacere al suo fine: l'anima mia sarà teco unita per tutta l'eternità. Pensa ai figli e in essi continua a vedere il loro genitore; e quando saranno adulti da' loro a conoscere quanto io amava la patria. Fo te l'interprete del mio congedo colla famiglia: Io muoio col nome di tutti nel cuore; e la mia Cecchina ne invade la miglior parte. Non ti spaventi l'idea della immatura mia fine. Iddio che mi accorda forza e coraggio per incontrarla come la mercede del giusto, Iddio mi aiuterà fino al fatale momento. Il dirti d'incamminare i figli sulla strada dell'onore e della virtù, è dirti ciò che hai sempre fatto: ma te lo dico perché sappiano che tale era l'intenzione del padre, e così ubbidienti rispetteranno la sua memoria. Non lasciarti opprimere dal cordoglio: tutti dobbiamo quaggiù morire. Ti mando una ciocca de' miei capelli; sarà una memoria di famiglia; Oh buon Dio! Quanti infelici per colpa mia! Ma mi perdonerete. Do l'ultimo bacio ai figli; non oso individuarli perché troppo mi angustierei, tutti quattro, e i genitori, e l'ottima nonna, la cara sorella (Virginia) e Celeste, insomma dal primo all'ultimo vi ho presenti. Addio per sempre, Cecchina. Sarai finché vivi una buona madre de' miei figli! In quest'ultimo tremendo momento le cose di questo mondo non sono più per me. Sperava molto; il sovrano…. Ma non son più di questo mondo. Addio con tutto il cuore, addio per sempre; ama sempre il tuo Ciro. L'eccellente Don Bernardi, che mi assiste in questo terribile passaggio, sarà incaricato di farti avere queste ultime mie parole. Ancora un tenero bacio ai figli e a te finché vesto terrene spoglie. Agli amici che terran cara la mia memoria raccomanda i figli. Ma addio, addio eternamente.”.
    La lettera non fu mai consegnata alla famiglia per volontà del giudice Zerbini. Fu ritrovata molti anni dopo tra le carte della Polizia, alla quale lo Zerbini aveva consegnato il documento. Fonte: Atto Vannucci I martiri della libertà italiana dal 1794 al 1848 - volume terzo e ultimo pag. 21 LII Lettera di Ciro alla moglie