In effetti, avendo constatato la fragilità della normale vernice nel momento in cui veniva applicata al rivestimento delle ali degli aeroplani, la AEA sviluppò la prima vera e propria vernice tenditela (aircraft dope) della storia aeronautica: si trattava di una vernice più elastica, ottenuta inizialmente mescolando paraffina, trementina e benzina. La prima applicazione di questo nuovo rivestimento fu proprio sul June Bug. Si veda (EN) American Airplanes: Ab-Ak, su Aerofiles. URL consultato il 18 aprile 2013.
(EN) Nelson A. Jackson, The June Bug, in Air Trails Magazine, luglio 1946. URL consultato il 18 aprile 2013 (archiviato dall'url originale il 13 dicembre 2010).
Il possesso della statuetta e la vittoria definitiva del trofeo sarebbero andati a chi si fosse aggiudicato tre edizioni consecutive; le edizioni successive alla prima avrebbero però richiesto prestazioni sempre più elevate man mano che la tecnologia aeronautica progrediva. Curtiss, peraltro, avrebbe vinto anche le edizioni del 1909 e del 1910 del trofeo, oltre a quella del 1908, aggiudicandoselo quindi in modo definitivo. Si veda (EN) Nelson A. Jackson, The June Bug, in Air Trails Magazine, luglio 1946. URL consultato il 18 aprile 2013 (archiviato dall'url originale il 13 dicembre 2010).
(EN) Vintage Aircraft & Antique Aircraft, su Glenn H. Curtiss Museum, 2013. URL consultato il 24 aprile 2013 (archiviato dall'url originale il 3 giugno 2013).
Il nome del June Bug fu scelto (per ragioni incerte, ma forse legate al colore assunto dalle superfici aerodinamiche dipinte con gommalacca marrone) da Alexander Graham Bell, dopo che Glenn Curtiss aveva offerto l'onore di battezzare l'aereo alla sua amica Malinda Bennitt, la quale però – lusingata da questo gesto – era stata di fatto incapace di scegliere un nome. Si veda (EN) The June Bug, su The Wright Brothers Aeroplane Company – A Virtual Museum of Pioneer Aviation. URL consultato il 18 aprile 2013.