La tradizione antica non menziona l'Apollo, rimasto sepolto fino al 1916: Varrone, riportato da Plinio (Naturalis historia, XXXV, 157), assegna a Vulca due opere, entrambe a Roma, il simulacro di Giove per il tempio capitolino commissionato da Tarquinio Prisco e un Eracle (Camporeale 2000, pp. 252-253). Rispetto alla statua veiente, inoltre, Vulca avrebbe operato, come osservava già Anti, «una o due generazioni prima» (Anti 1920, pp. 73-74). L'attribuzione corrente assegna perciò l'opera a un coroplasta anonimo dell'ultima generazione della sua officina, il cosiddetto Maestro dell'Apollo. Giovannangelo Camporeale, Gli Etruschi. Storia e civiltà, Torino, UTET, 2000, ISBN88-7750-615-6. Carlo Anti, L'Apollo che cammina (PDF), in Bollettino d'Arte, V-VIII, 1920, pp.73-83.
Testimonianza riferita da Massimo Pallottino, riportata in Delpino 2015. Filippo Delpino, Tra '800 e '900: Veio e la moderna etruscologia, in Marie-Laurence Haack (a cura di), La construction de l'étruscologie au début du XXe siècle, Bordeaux, Ausonius Éditions, 2015.
Zampieri 2023, pp. 45-46; Delpino 2015. Chiara Zampieri, The 'Walking Apollo': From Archaeological Dissemination to Literary Knowledge, in Chiara Zampieri, Martina Piperno, Bart Van den Bossche (a cura di), Modern Etruscans: Close Encounters with a Distant Past, Lovanio, Leuven University Press, 2023, pp.43-62, ISBN978-94-6270-379-7. Filippo Delpino, Tra '800 e '900: Veio e la moderna etruscologia, in Marie-Laurence Haack (a cura di), La construction de l'étruscologie au début du XXe siècle, Bordeaux, Ausonius Éditions, 2015.