«È uno tra i più illustri santi
eremiti, nato in
Egitto intorno al 250, considerato il "padre" del
monachesimo per la sua vita ritirata in meditazione, preghiera e lavoro, secondo il principio dell'
ora et labora che da lui passò in diretta alla
regola benedettina. Ma allora perché il buon Antonio, festeggiato in calendario il 17 gennaio, è celebrato ovunque con riti legati al fuoco e ritenuto il
protettore, oltre che degli animali, anche dei pompieri? Perché in base a una fantasiosa leggenda popolare si recò all'inferno per contendere al diavolo l'anima di alcuni defunti: e mentre l'immancabile porcello seminava scompiglio lui accendeva come una fiaccola il suo bastone e lo portava poi in dono agli uomini, accendendo una catasta di legna. Da qui la tradizione millenaria dei falò di Sant'Antonio, molto viva ovunque nel mondo contadino, e la credenza che il santo avesse poteri taumaturgici nei confronti dell'herpes zoster, malattia un tempo molto diffusa chiamata, guarda caso, Fuoco di Sant'Antonio. La si curava - e così si spiega anche l'incongrua e perenne presenza del suino - con unguenti a base di grasso di maiale. Il rito dei falò di gennaio, che ha un significato di purificazione e rinnovamento tra fine dell'inverno e speranza di primavera, era quasi sparito in epoca moderna. Ma di recente la tradizione del fuoco notturno è stata ripresa. La festa si celebra ad esempio alla
Cascina Linterno [...] alla
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Nova Milanese»