Adam Shatz, Leaving Paradise, in London Review of Books, vol. 30, n. 21, 6 November 2008, ISSN 0260-9592 (WC · ACNP).
«Eppure Sasson Somekh insiste sul fatto che il farhud non era "l'inizio della fine". Infatti, afferma che fu presto "quasi cancellato dalla memoria ebraica collettiva", spazzato via "dalla prosperità vissuta dall'intera città dal 1941 al 1948". Somekh, nato nel 1933, ricorda gli anni Quaranta come un'età d'oro' di 'sicurezza', 'ripresa' e 'consolidamento', in cui la 'comunità ebraica aveva ritrovato la sua piena spinta creativa'. Gli ebrei costruirono nuove case, scuole e ospedali, mostrando ogni segno di voler restare. Presero parte alla politica come mai prima d'ora; a Bretton Woods, l'Iraq era rappresentato da Ibrahim al-Kabir, il ministro delle finanze ebreo. Alcuni si unirono alla clandestinità sionista, ma molti altri sventolarono la bandiera rossa. Nazionalisti e comunisti liberali radunavano le persone dietro una concezione dell'identità nazionale molto più inclusiva del panarabismo della Golden Square, consentendo agli ebrei di unirsi ai ranghi con altri iracheni, anche in opposizione agli inglesi e a Nuri al-Said, che non ha leggermente preso la loro ingratitudine.»